È innovazione solo se è inclusiva

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L’evoluzione che sta avvenendo nelle città rischia di creare delle esclusioni. La nuove economie urbane, però, ci dimostrano che è possibile coniugare innovazione e inclusione. “Il tema della cosiddetta polarizzazione, ossia l’aumento progressivo delle disuguaglianze è un aspetto che non può che stare in cima alle agende di chi si occupa di policy making soprattutto a livello urbano – ci ha detto Annibale D’Elia, Direttore all’innovazione economica e sostegno all’impresa del Comune di Milano.  L’idea di ibridare innovazione e inclusione, generando dei mix interessanti, può essere fatto su due fronti: da una parte, facendo in modo che l’innovazione innovi modi e metodi, le proprie forme organizzative, i propri modelli d’intervento; dall’altra parte, chiedendo a chi si occupa di innovazione un salto di qualità in termini di responsabilità. L’innovazione non è neutrale, la capacità dell’innovazione di considerare anche il tema delle disuguaglianze credo sia uno dei fattori più importanti da tenere in considerazione per chi si occupa di questo ambito”.

L’innovazione che include D’Elia l’ha sperimentata prima in Puglia, dove in qualità di dirigente delle politiche giovanili aveva proposto il progetto “Bollenti Spiriti”, e ora in Lombardia con la “Scuola dei Quartieri”: un progetto ispirato alle scuole civiche e serali del Comune di Milano. In quest’intervista di spiega cosa vuol dire attualizzare una storica tradizione che, da oltre 150 anni, nei momenti di grande cambiamento investe in formazione e apprendimento per consentire alle persone di lavorare, diventare autonome e partecipare alla vita della comunità.

Ascolta l’intervista.

L’innovazione, però, non è inclusiva per sua natura, anzi. “L’innovazione è motore di crescita e di prosperità – ci ha detto Mario Calderini, Full Professor del Politecnico di Milano – ma un vecchio adagio dice che “chi ha inventato la barca, ha inventato anche il naufragio”, perché l’innovazione ogni tanto si porta dietro delle conseguenze inattese,  che producono effetti negativi sulla società e sui cittadini, e delle lacerazioni. Quando innoviamo sarebbe, oggi più che mai, importante tener conto di tutti gli effetti che l’innovazione produce e, in particolare, dobbiamo stare attenti che l’innovazione non crei diseguaglianze: da una parte individui in grado di usufruire di queste nuove opportunità per migliorare la propria vita, dall’altra persone la cui vita viene peggiorata proprio da queste innovazioni”. Le sfide per tenere assieme la città sono,dunque, tante e sicuramente l’innovazione, anche grazie alle nuove tecnologie, può essere una leva importante per creare anche coesione sociale.

Ascolta l'intervista al professor Calderini.