Centrare gli obiettivi climatici per far ripartire l’edilizia

Comunicati stampa

Nella 7^ edizione di REbuild dove l’approccio al costruito, in termini quantitativi e qualitativi, è stato affrontato parlando di green renovation, green retrofit e anche di deep renovation, pensando che energia e industrializzazione rappresentino le leve per la riqualificazione su larga scala. Oggi a REbuild si chiude il cerchio, perché si sono viste le prime applicazioni concrete. Oggi a REbuild si chiude il cerchio, perché si sono viste le prime applicazioni concrete.

“In questa edizione stiamo esplorando nuove funzioni per accompagnare il processo di trasformazione dell’edilizia”, ha esordito Thomas Miorin. “La crisi dell’edilizia è strutturale, il settore invecchia, c’è un nuovo mercato che sta nascendo che però è ancora fragile e  va accompagnato. Questa edizione di REbuild non punta a grandi proclami, ma a presentare la concretezza di progetti pilota, i numeri di business model che funzionano e casi realizzati di un nuovo modo di costruire. La via d'uscita è l’edilizia industrializzata che produrrà benefici e margini.”.

Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club, ha sottolineato come la  decarbonizzazione, tema 2018 di REbuild, è tema centrale per tutti i paesi che dovranno, entro l’anno, presentare un programma clima energia con gli obiettivi e gli impegni che s’intendono rispettare per ridurre le emissioni di CO2.  “La scadenza mondiale obbliga l’Italia a fare i conti non solo sulle rinnovabile, ma a chiederci dove vogliamo andare, quali approcci metodologici dobbiamo inserire in un settore restio al cambiamento, come quello dell’edilizia”. La decarbonizzazione può far ripartire l’edilizia. “L’esperienza olandese ci dice che si possono dimezzare i costi. Possiamo moltiplicare per tre volte gli edifici da riqualificare” . E’ un passaggio fondamentale, perché questi processi di innovazione non si arresteranno, se non saranno le aziende italiane a cogliere l’opportunità lo faranno le aziende estere.  

Ezio Micelli, presidente del Comitato Scientifico di REbuild, ha affermato che non è facile affrontare un tema come la decarbonizzazione. “Il settore dell’ambiente costruito è chiamato ad una radicale discontinuità. L’innovazione o è radicale o è inadeguata. Non è cambiando gli infissi che riusciamo a cambiare; dobbiamo pensare alla riqualificazione complessiva del patrimonio. Le tecnologie oggi ci sono”.  Importante è  pensare all’innovazione non come appannaggio di elites, ma come un processo di rigenerazione di massa del nostro patrimonio. Sono 17milioni le unità immobiliari costruite prima del ‘71 su cui si deve intervenire.

Dobbiamo pensare ad una propagazione sistemica di questi fenomeni – ha concluso Micelli - ecco perché abbiamo messo a confronto domanda e offerta, chi offre tecnologia con chi la compra, in due sessioni una con Coima e una con NH Hotels”.

REbuild prosegue domani e tra gli ospiti ci sarà Mark Farmer, autore del report “Modernize or Die”, che aprirà un capitolo che si svilupperà in occasione della tappa di REbuild a Milano il 2 ottobre.

“Mark a Riva del Garda ci racconterà come vede l’Italia, quali policy funzionano e dunque quali mettere in atto,  per uscire dalla crisi, dopo aver sperimentato il suo modello di transizione in Inghilterra, Nuova Zelanda, Australia”, ha concluso Miorin invitando i partecipanti a prendere parte in modo attivo al processo di innovazione.